Il Mediterraneo è sempre più un cimitero

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Tredici annegati nel catanese solo qualche giorno fa, ora le novantaquattro vittime (purtroppo destinate a salire) del barcone che ha preso fuoco al largo di Lampedusa e che registra qualcosa come duecentocinquanta dispersi. Lo scafo sembra trasportasse circa cinquecento persone. Fra loro una trentina di bambini, uno di due mesi, e tre donne incinte. Sembra impossibile che le autorità italiane, di fronte all’emergenza umanitaria del mediterraneo, a tutt’oggi non abbiano predisposto nelle acque territoriali un sistema di salvataggio dei profughi, il cui esodo è prevedibile per intensità, periodi e rotte. Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell’Europa più di diciannovemila persone, di cui oltre duemila  soltanto nel corso del 2011.

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